Dall’8 ottobre 2026 al 21 febbraio 2027 Pirelli HangarBicocca presenta “Abitare lo spazio”, la prima retrospettiva museale dedicata a Luciano Fabro in Italia dopo la sua scomparsa. La mostra restituisce la straordinaria attualità della sua ricerca, mettendo in luce la raffinatezza intellettuale, la libertà sperimentale e la sensibilità percettiva che hanno contraddistinto il suo lavoro. Attraverso un ampio percorso che ripercorre l’intera carriera dell’artista, il progetto approfondisce il concetto di “Habitat”, fulcro della sua ricerca percettiva e spaziale, invitando il pubblico a vivere un’esperienza totalizzante che esplora il mondo delle sensazioni e mette alla prova i limiti del sensibile.
Figura centrale dell’arte italiana del dopoguerra, Luciano Fabro (Torino, 1936 - Milano, 2007) è stato un esponente di spicco del gruppo dell’Arte Povera, dimostrando tuttavia un’attitudine alla ricerca individuale e mai omologata. Fin dagli esordi, ha sviluppato una personale indagine sul concetto di abitare lo spazio – inteso come campo dinamico di azione – esplorando al contempo lo sguardo, l’esperienza e la relazione dello spettatore con l’opera e con l’ambiente. La sua ricerca, che prende inevitabilmente in considerazione gli Ambienti Spaziali di Lucio Fontana (1899-1968) e la riflessione concettuale sviluppata da Piero Manzoni (1933-1963), ha approfondito nello specifico gli aspetti linguistici della scultura, considerandola strumento necessario per leggere e interpretare le forme dell’esperienza e ridefinendo in modo peculiare il rapporto tra l’elemento scultoreo e lo spazio circostante. Fabro ha sperimentato le potenzialità espressive di materiali diversi, dai più tradizionali come il marmo, il vetro e il bronzo, a quelli meno consueti come la seta e il piombo, ciascuno scelto per le sue qualità sensoriali ed evocative. Influenzate dal rinnovato interesse per la sensibilità barocca, le sue opere attraverso l’utilizzo di superfici riflettenti, vetro e specchi che frammentano e moltiplicano lo spazio circostante, accentuano il gioco di contrasti e la relazione tra presenza e assenza, visibile e invisibile. Nell’intersezione tra scultura, pittura e architettura, Fabro mette in atto processi che ne esaltano le reciproche contaminazioni, impiegando forme apparentemente semplici per generare significati complessi. Definendo la pittura come “visione” e la scultura come “rivelazione”, l’artista ha creato un corpus di opere aperto e stratificato in cui materiali e linguaggi si intrecciano in una ricerca al tempo stesso riflessiva e sensuale, rigorosa e dinamica.
Accanto alla produzione artistica, Fabro ha sviluppato un rigoroso approccio teorico, offrendo contributi significativi alla teoria dell’arte, fondati su una meticolosa riflessione concettuale e lasciando anche una ingente produzione testuale. Al centro del suo pensiero vi è una tensione costante tra la dimensione autonoma dell’opera d’arte – intesa come forma compiuta e principio di ordine – e quella dell’esperienza sensibile, attraverso cui l’opera acquista significato nel confronto con il mondo reale. Le sue sculture e installazioni si configurano così come luoghi di equilibrio tra questi due poli, dove rigore concettuale e percezione, autonomia formale e relazione, convivono in una condizione di continua apertura. Questa solida base intellettuale ha alimentato la creazione di opere immaginifiche e stratificate, spesso caratterizzate da un sottile registro ironico, capaci di innovare e ampliare il campo della scultura contemporanea. A oltre un decennio dall’ultima mostra internazionale al Museo Reina Sofía di Madrid (2014), la retrospettiva italiana offre anche un’occasione per riflettere sul profondo legame tra Luciano Fabro e la città di Milano. Trasferitosi in città nel 1959, dopo l’infanzia trascorsa in Friuli, l’artista trovò nel vivace contesto culturale milanese un terreno fertile per lo sviluppo della propria ricerca. Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta fondò la Casa degli Artisti insieme a Hidetoshi Nagasawa (1940-2018) e Jole De Sanna (1947-2004), trasformandola in un laboratorio di confronto e sperimentazione aperto alle nuove generazioni. Dal 1983 al 2002 insegnò inoltre all’Accademia di Belle Arti di Brera, ispirando numerosi artisti e artiste sia di quell’epoca sia delle generazioni successive.
“Abitare lo spazio” è il titolo della prima retrospettiva museale dedicata a Luciano Fabro in Italia dopo la sua scomparsa nel 2007. La mostra in Pirelli HangarBicocca, a cura di Fiammetta Griccioli, Roberta Tenconi e Vicente Todolí con la collaborazione di Silvia Fabro (Archivio Luciano e Carla Fabro), presenterà circa cinquanta sculture e installazioni tra le più rilevanti del suo percorso artistico. L’esposizione approfondirà l’approccio concettuale e formale dell’artista allo spazio, indagando il modo in cui esso dialoga con la percezione di chi lo abita. In particolare, verrà dato risalto alla ricerca percettiva e spaziale avviata dall’artista negli anni Sessanta, tracciandone l’evoluzione dalle prime sperimentazioni con superfici specchianti, agli esiti dei cinquanta anni successivi fino ad arrivare a strutture e spazi architettonici più complessi, spesso realizzati in carta, che l’artista definiva “habitat”: ambienti ideali – autonomi o integrati in spazi esistenti – concepiti per accogliere e attivare le sue opere.
Il concetto di habitat attraversa la ricerca di Fabro fin dagli anni Sessanta, sebbene il termine venga utilizzato dall’artista a partire dagli anni Ottanta. L’habitat di Fabro coniuga la dimensione materica e artigianale con la tensione teorica e filosofica. La nozione richiama la duplice origine etimologica: il verbo habito che significa abitare un certo luogo e il sostantivo habitus, inteso come aspetto esteriore, forma del corpo, abbigliamento. In questa prospettiva, l’habitat diventa uno spazio da attraversare, un luogo da abitare, ma anche un dispositivo capace di orientare la percezione e generare relazioni. Unendo scultura, architettura e pittura, Fabro crea percorsi, prospettive ed elementi architettonici per trasformare la percezione dello spazio. Concepiti sia come interventi all’interno di spazi espositivi esistenti sia come ambienti autonomi, gli habitat superano la neutralità del white cube attraverso l’impiego di materiali leggeri ed effimeri, come la carta e la luce, che definiscono nuovi assetti spaziali e accolgono altre opere dell’artista. Per molti aspetti, questi ambienti richiamano la dimensione accogliente che risale alle atmosfere delle piazze barocche e si collocano nell’ambito delle sperimentazioni di urbanistica radicale e relazionale sviluppate tra gli anni Sessanta e Settanta. L’opera non viene quindi soltanto osservata, ma vissuta e abitata, all’interno di un sistema dinamico in cui spazio, corpo e percezione si influenzano reciprocamente. Fabro definiva l’habitat come un topos: un luogo costruito capace di generare logos, e dunque senso, relazione e comunità. Riportando le parole dell’artista, “È quindi chiaro che le installazioni non mi interessano: creano una costruzione fittizia in una situazione fittizia. L’Habitat, invece, non è fittizio. È del tutto reale: la luce è reale, un muro è un muro. Non è mimesi, appartiene a una situazione in cui si è presenti, presuppone che qualcuno sia lì. Altrimenti, non è un Habitat”.
Il percorso espositivo in Pirelli HangarBicocca alterna singole opere a grandi nuclei ambientali che comprendono al loro interno più lavori, concepiti come parti di un unico dispositivo spaziale, e ad alcuni habitat ricostruiti nelle Navate dopo la scomparsa dell'artista, sulla base delle sue indicazioni progettuali.
L’artista
Tra le numerose mostre personali di Fabro ricordiamo: Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid (2014); Kunstmuseum Winterthur, GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo (2013); Madre - Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina, Napoli (2007, 2004); Musée Bourdelle, Parigi (2004); Tate Gallery, Londra (1997); Centro de Arte Hélio Oiticica, Rio de Janeiro (1997); Centre Pompidou, Parigi (1996); Portikus, Francoforte sul Meno (1996); San Francisco Museum of Modern Art (1992); Kunstmuseum Luzern, Lucerna (1991); Fundació Joan Miró, Barcellona (1990); Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino (1989); Palais des Beaux-Arts, Bruxelles (1988); Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris (1987); Neue Galerie – Sammlung Ludwig, Aquisgrana, Germania (1983); Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam (1981); PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano (1980).
Le sue opere sono state presentate anche in biennali e mostre internazionali come Biennale of Sydney (2018, 1988); Quadriennale d’arte, Roma (2008, 1973); Biennale di Venezia (1997, 1993, 1986, 1984, 1980, 1978, 1975, 1972); Bienal de São Paulo (1996, 1975); documenta, Kassel (1992, 1982, 1972); Biennale de Paris (1985, 1971); Tokyo Biennale (1970).
Luciano Fabro è stato insignito di numerosi e prestigiosi premi, tra cui l’Accademico d’Onore, Firenze (2004); il Coutts Contemporary Art Award, Zurigo (1994); il Premio Antonio Feltrinelli, Roma (1993); il Sikkens Prize, Rotterdam (1987); l’Art Prize, Aachen (1983).
Catalogo
Pubblicato in occasione della retrospettiva, il volume offre una lettura della pratica artistica di Luciano Fabro attraverso una serie di saggi dedicati ai momenti, alle opere e ai nuclei tematici centrali della sua ricerca: dall’anno 1968, momento cruciale che segna una svolta nel suo percorso, al dialogo con il Barocco e le sue declinazioni, dall’immagine femminile alla dimensione cosmologica, fino ad approfondimenti su opere e progetti emblematici quali Allestimento teatrale. Cubo di specchi o l’Habitat realizzato a Rotterdam per la sua retrospettiva del 1981 al Museum Boijmans Van Beuningen. I contributi, commissionati per l’occasione, sono firmati da storici dell’arte, curatori e studiosi internazionali, tra cui Stefano Chiodi, Catherine Grenier, Sharon Hecker, Frances Morris, Iolanda Ratti, Margit Rowell, Francesco Stocchi e Andrea Viliani.
La pubblicazione comprende inoltre la rilettura e contestualizzazione, a cura di Martin Schwander, della sua intervista a Fabro del 1991, la conversazione tra l’artista e Bruno Corà del 1983 — testo cruciale per la definizione e la teorizzazione della nozione di Habitat — e un ampio saggio di Rudi Fuchs dedicato alla pratica scultorea nello spazio pubblico.
La monografia è ulteriormente arricchita da una cronologia che ripercorre l’evoluzione del lavoro di Fabro fin dagli esordi accompagnata da una selezione di immagini d’archivio inedite a cura di Teodora di Robilant e Silvia Fabro, che ha anche redatto dettagliate schede delle opere in mostra. Il volume comprende infine un’introduzione al progetto di Vicente Todolí e un saggio di Fiammetta Griccioli e Roberta Tenconi dedicato all’evoluzione della ricerca spaziale dell’artista e all’elaborazione del concetto di Habitat. Completa la pubblicazione un’ampia documentazione fotografica dell’allestimento in Pirelli HangarBicocca e apparati iconografici e storici.
Pirelli HangarBicocca
Pirelli HangarBicocca è una fondazione no profit dedicata alla produzione e alla promozione dell’arte contemporanea, voluta e sostenuta da Pirelli. Fondata nel 2004, Pirelli HangarBicocca è oggi un’istituzione di riferimento per la comunità dell’arte internazionale, per i cittadini e per il territorio. Realtà museale totalmente gratuita, accessibile e aperta, è un luogo di sperimentazione, ricerca e divulgazione in cui l’arte è lo spunto di riflessione sui temi più attuali della cultura e della società contemporanea. Le attività, rivolte a un’audience ampia ed eterogenea, comprendono un calendario di importanti mostre personali di artisti italiani e internazionali, un programma multidisciplinare di eventi collaterali e di approfondimento, un’attività editoriale scientifica e divulgativa, proposte educative e di formazione. Il dialogo tra pubblico e arte è inoltre favorito dalla presenza costante, negli spazi espositivi, di uno staff di mediatori museali. A partire dal 2012 la direzione artistica è affidata a Vicente Todolí. Ospitato in un edificio ex industriale, un tempo sede di una fabbrica per la costruzione di locomotive, Pirelli HangarBicocca ha una superficie di 15.000 metri quadrati ed è uno degli spazi espositivi a sviluppo orizzontale più ampi d’Europa. L’area espositiva comprende gli spazi di Shed e Navate, dedicati a ospitare mostre temporanee, e l’opera permanente di Anselm Kiefer, I Sette Palazzi Celesti 2004-2015, monumentale installazione costituita da sette torri in cemento armato divenuta una delle opere più iconiche della città di Milano.
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Informazioni sulla mostra
Istituzione |
Pirelli HangarBicocca |
Artista |
Luciano Fabro |
Titolo |
“Abitare lo spazio” |
A cura di |
Fiammetta Griccioli, Roberta Tenconi e Vicente Todolí con la collaborazione di Silvia Fabro (Archivio Luciano e Carla Fabro) |
Organizzata da |
Pirelli HangarBicocca |
Anteprima stampa |
6 ottobre 2026 |
Apertura |
7 ottobre 2026 |
Date della mostra |
8 ottobre 2026 – 21 febbraio 2027 |
Location |
Via Chiese 2, Milano |
Orario di apertura |
Giovedì, venerdì, sabato e domenica
10.30-20.30 |
Ingresso |
Gratuito |
Catalogo |
Marsilio Arte |
Workshop |
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